Mandzukic, perché sì e perché no

Mario Mandzukic ha la valigia pronta. Fuori dai piani di Maurizio Sarri fin dalla scorsa estate, il croato non ha mai trovato spazio nella Juventus. Il suo minutaggio è a zero, ma è probabile che prima dell’addio a gennaio gli verrà concessa una passerella per salutare i tifosi bianconeri che ancora oggi gli tributano grande affetto. L’età non è proprio giovane, 33 anni, ma il suo dinamismo e la sua esperienza possono far assai comodo a questo Milan.

L’acquisto di Mandzukic garantirebbe a Stefano Pioli fisicità e qualità in avanti, con un centravanti in grado di garantire non meno di una decina di reti da gennaio a maggio. Il plus è che il giocatore verrebbe via senza grandi offerte per il cartellino e con un ingaggio sicuramente meno faraonico di quello, ad esempio, che Mino Raiola avrebbe chiesto per Zlatan Ibrahimovic (un milione lordo al mese). Insomma, l’affare, in tutti i suoi aspetti, rientrerebbe nei parametri finanziari di via Aldo Rossi e assicurerebbe quell’innesto di esperienza tanto evocato nelle ultime settimane.

Di contro, occorrerebbe far attenzione a due aspetti. Il primo è puramente di carattere fisico: è vero che Mandzukic si allena regolarmente con la squadra di Sarri, pur non venendo convocato e non essendo nella lista Champions, ma la sua condizione andrebbe comunque verificata. L’ultima apparizione in gare ufficiali risale allo scorso 19 maggio quando subentrò ad Andrea Barzagli in Juventus-Atalanta, penultima partita della Serie A 2018/2019, segnando anche il gol del pareggio in spaccata. Da lì più nulla: solo una panchina a Parma alla prima di questo campionato. L’altro aspetto è caratteriale: il croato ama essere leader e questo Milan, acerbo e ricco di giovani, potrebbe diventare il contesto ideale per sentirsi responsabile e trascinatore. E’ anche vero, però, che “Marione” ha un carattere un po’ altalenante: buono quanto irascibile, in campo e fuori. Insomma, ama sentirsi amato. E Massimiliano Allegri non mancava mai di coccolarlo.